Ultimamente sentiamo spesso il termine “Quantitative Easing”, abbreviato QE. È una strategia monetaria messa in atto da Mario Draghi nel corso di tutto il 2016, già utilizzata in passato negli Stati Uniti ed in Giappone.

Gli Stati membri dell’Unione Europea per sostenere le proprie economie, i propri servizi e le proprie attività vendono Titoli di Stato/obbligazioni, per finanziarsi, che possono essere comprati da cittadini, imprese, o dalla Banca Centrale Europea. Si tratta di una misura straordinaria che serve a rilanciare l’economia dell’Europa tentando di fermare la deflazione, cioè il calo dei prezzi al consumo. In italiano traduciamo questo termine con “alleggerimento quantitativo”, e si riferisce ad acquisti di titoli in modo periodico da parte della BCE. Così facendo,  infatti,  viene iniettata una massiccia quantità di denaro (liquidità) nei paesi in modo da stimolare l’economia a rimettersi in moto.

Per fare un esempio: se la BCE compra dei Titoli italiani la loro domanda (richiesta) sul mercato sale. Di conseguenza anche i prezzi dei Titoli stessi aumentano, mentre i loro interessi scendono.

Ulteriore effetto di questa manovra è che le banche nazionali, concedono più prestiti alle famiglie e alle imprese, di conseguenza le famiglie spendono di più, e diventa più difficile andare in deflazione.

Uno dei rischi che si corrono può essere l’eccessiva svalutazione dell’Euro: i beni che esportano i paesi europei costeranno di meno, cosa positiva per aumentare il numero delle esportazioni, ma allo stesso tempo l’Euro avrà un minore potere d’acquisto.

Di Edoardo Fonzi

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