La nozione di «Superpotenza», talvolta usata in modo improprio da giornali e tv, non rientra in un’unica definizione comune. In geopolitica vi sono infatti diverse interpretazioni.

Nel linguaggio giornalistico il termine Superpotenza si riferisce generalmente ad uno Stato che si trova in una posizione dominante nelle Relazioni Internazionali, cioè è in possesso di maggior potere.

Ma esistono diverse forme di Superpotenza:

Superpotenza militare: per i realisti (cioè chi cerca di attenersi di più alla realtà concreata dei fatti)  la Superpotenza è intesa puramente in senso militare. Secondo questi autori la ricerca della potenza è la conseguenza della volontà di dominazione presente nella natura di ogni Stato (ciascuno Stato, per natura, cercherebbe di dominare gli altri). Seguendo questo approccio l’ordine mondiale delle potenze è il fattore che garantisce la pace. La pace è infatti favorita in un sistema di equilibrio stabile tra Stati, dove in cima vi è la dominazione delle superpotenze.

Superpotenza economica: secondo questa concezione, per alcuni la più ragionevole oggigiorno, la Superpotenza di uno Stato è determinata dalla sua posizione economica e dallo sviluppo tecnologico su scala globale e, di conseguenza, dal grado di dipendenza ed influenza che altri Stati ne subiscono.

Superpotenza politica: Secondo una visione più liberale, invece, la Superpotenza comprende anche altri fattori, come le relazioni sociali internazionali: uno Stato è in posizione di potenza rispetto ad un altro nel momento in cui è semplicemente in grado di influenzarlo attraverso strumenti di politica estera coercitiva, cioè se è in grado di obbligare gli altri paesi a seguire la sua politica internazionale preferita. (Per farlo lo Stato può utilizzare diversi strumenti, non necessariamente di tipo militare, ma anche economici come embarghi o sanzioni in generale).

 

La Superpotenza oggi

Dopo aver analizzato le numerose nozioni a riguardo possiamo efficacemente riassumere il tutto nelle seguenti teorie:

Unipolarità degli USA: si tratta della teoria dominante (più accreditata). Gli Stati Uniti risultano essere infatti la più grande potenza militare attuale, vengono considerati in una posizione pressoché egemone (predominante) sul piano delle relazioni internazionali – per via della capacità d’influenzare le decisioni della comunità internazionale in accordi e negoziati – ed infine la loro potenza è anche economica: essendo tra gli Stati più grandi al mondo per valore aggiunto e prodotto interno lordo. I sondaggi per il PIL statunitense del 2017 che mirano ad un ambizioso 2,4% di crescita confermano la loro posizione di dominio.

Una supremazia però battuta su quest’ultimo campo dal primato cinese affermatosi dal 2014 dopo un secolo e mezzo di eccellenza americana. Tuttavia l’attuale prima economia mondiale per dimensioni, la Cina, non sembra ancora avere tutti i connotati per essere definita una superpotenza.

Uni-multipolarità: il mondo è multipolare e vi è una gerarchia tra superpotenze con diverse caratteristiche (economiche, militari, sociali). Qui possono essere senza dubbio annoverate tra le superpotenze gli USA, la Russia, la Cina e la Germania.

Apolarità: non vi è più nessuna Superpotenza in rilievo rispetto alle altre, assistiamo ad un’attrazione reciproca e dinamica tra Stati. L’ordine mondiale così per come lo intendevamo si è concluso nel 1989 con la fine del bipolarismo Stati Uniti-Unione Sovietica.

Di Greta Merati

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