“L’America prima di tutto!”

All’insegna di questo slogan si è condotta la campagna elettorale di Donald J. Trump, attuale Presidente degli Stati Uniti. Durante la cerimonia di insediamento alla casa bianca, si sono svolte diverse manifestazioni in tutto l’occidente. Eppure ha avuto modo di tenere un discorso, in cui ha parlato di famiglie che non arrivano a fine mese, potere al popolo, infrastrutture, condivisione della ricchezza e divisione sociale.

Vediamo in breve quali sono i punti fondamentali della nuova politica economica e sociale:

COMMERCIO

Già archiviato il TTIP, Trump si è subito schierato contro il Nafta, l’accordo di libero scambio esistente tra Canada, Stati Uniti e Messico che è stato più volte criticato per aver distrutto posti di lavoro americani ed aver spinto le aziende a delocalizzare in Messico.

Proprio per quanto riguarda la delocalizzazione, Trump ha affermato di voler alzare i dazi doganali; a tal proposito aziende come Ford e FCA (rapporti tra Trump e FCA), hanno deciso di investire negli Stati Uniti. E’ chiaro che, se da un lato tali operazioni permetterebbero l’aumento di posti di lavoro in casa, dall’altro rischierebbero di condurre il paese verso una nuova fase di protezionismo autoritario.

POLITICA INTERNA

Uno dei maggiori provvedimenti di Trump, già ampiamente dibattuto in campagna elettorale sarà quello di rivedere l’Obamacare, l’assistenza sanitaria che forniva aiuto alle classi di popolazione che ne avevano bisogno.

Per quanto riguarda la fiscalità, è stato deciso di ridurre drasticamente le aliquote per le imprese, portandole dal 35% attuale al 15%.

Sgravi pure per la finanza, dove Trump potrebbe allentare i vincoli imposti ai grandi colossi: non a caso Wall Street ha salutato con gioia l’elezione del nuovo Presidente.

Infine, scelta liberista anche per quanto riguarda le tasse: si è scelto di abbassarle, così facendo si vorrebbe cercare di tornare a far girare l’economia.

Di Carmelo Longo

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