In questa rubrica saranno presentati gli economisti più illustri che hanno dato importanti contributi alla scienza economica. John-Keynes-660x400.jpg

John Maynard Keynes

È considerato uno degli economisti più influenti del ‘900, grazie alle sue teorie che rivoluzionarono il pensiero economico del suo tempo.

La vita

John Maynard Keynes nasce a Cambridge in Inghilterra il 5 aprile del 1883. Sempre a Cambridge si laurea, prima in matematica e poi in economia, avendo come mentori altri due famosi economisti: Arthur Pigou e Alfred Marshall. Entra a far parte del Bloomsbury Group, famoso circolo di cui fecero parte alcuni celebri intellettuali del XX secolo. In seguito lavora per il Ministero del Tesoro inglese e nel 1936 con la sua opera Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta (nota come General Theory) ottiene fama mondiale e diviene uno degli economisti più influenti al mondo, tanto da avere un ruolo determinante nell’istituzione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale durante gli accordi di Bretton Woods (1944). Muore nel 1946.

Il pensiero

Il pensiero di Keynes è considerato incredibilmente rivoluzionario: già negli anni ’20 l’economista britannico si distacca dal pensiero economico dominante, il laissez-faire, che sosteneva che lo Stato dovesse cercare di limitare il più possibile i suoi interventi nella sfera economica, lasciando al Mercato il compito di regolarsi da sé (famosa è la metafora di Adam Smith, secondo cui vi sarebbe una mano invisibile che da sola regola l’economia). Secondo Keynes, invece, lo Stato dovrebbe intervenire con investimenti pubblici nel mercato per colmare il deficit di domanda aggregata, che è causa di un equilibrio di sottoccupazione. In pratica, per Keynes  l’economia, senza l’aiuto dello Stato, non è in grado da sola di raggiungere la piena occupazione e di sostenere la crescita.

Le teorie di Keynes raggiungono il successo dopo la Grande Depressione del 1929, che mette in crisi il pensiero economico del tempo. Il presidente americano Roosevelt negli anni ’30 si ispirerà al pensiero keynesiano per il suo New Deal, il famoso piano di riforme per rilanciare l’economia statunitense e combattere la disoccupazione dopo la crisi.

L’analisi di Keynes rappresenta inoltre un punto di rottura fondamentale con la tradizionale analisi economica neoclassica, che tutt’oggi domina il pensiero economico.

Dove l’economia neoclassica utilizza un approccio matematico-aritmetico per affrontare i problemi economici, Keynes propone invece un approccio storico-analitico, più simile a quello degli economisti del XIX secolo (Malthus, Ricardo, Marx…), che offre prospettive diverse ma che costa all’economista inglese numerose critiche, soprattutto dai suoi colleghi e successori neoclassici.

Un concetto fondamentale nei modelli keynesiani è infatti quello di Animal Spirits, cioè variabili psicologiche, aspettative che influenzano l’economia che non è possibile determinare matematicamente, ed è quindi necessario prendere come date.

Critiche

I critici di Keynes sostengono che non è possibile affidarsi ai modelli economici keynesiani poiché non adeguatamente microfondati: non potendo analizzare con sufficiente precisione matematica il comportamento dei singoli agenti economici (imprenditori, consumatori, lavoratori…), i modelli keynesiani non sarebbero in grado di fornire previsioni attendibili per l’intera economia.

Di Andrea Bergonzi 

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