Il Giappone rappresenta un’eccezione tra gli stati, poichè è uno dei pochi paesi dove viene registrata come causa dei decessi la morte per superlavoro.

Lo stress da superlavoro, il «Karoshi» in giapponese, è stato causa negli ultimi anni di numerosi decessi, principalmente dovuti a suicidi o arresti cardiaci.

Secondo uno studio del 2016 finanziato dal governo giapponese e condotto su 10mila aziende e 20mila lavoratori, un giapponese su cinque sarebbe esposto a tale rischio.

Perché?

Molti lavoratori giapponesi mantengono duri ritmi di lavoro, tanto che quasi un quinto delle imprese intervistate nello studio dichiarano che alcuni dei loro lavoratori svolgono più di 80 ore di straordinario al mese, che aumentano a 100 per circa il 12% delle imprese.

In più, secondo le leggi del governo giapponese,  i giorni feriali minimi consentiti dalle imprese ai lavoratori sono diminuiti da 18,5 all’anno di media nel 2013, a 10 nel 2015.

Sempre nel 2013 inoltre, un lavoratore ha usufruito mediamente solo di 9 dei 18,5 giorni feriali a lui consentiti. Un lavoratore su sei non ha preso alcun giorno di ferie.

Se in Giappone si lavora 1729 ore e in Italia 1774, perchè il problema del superlavoro non è cosi avvertito nel nostro paese?

Una spiegazione sembra darcela la produttività (rapporto tra prodotto e ore lavorate) che nel nostro paese è particolarmente bassa, il che sembra implicare tendenzialmente minor stress lavorativo, ma è anche vero che vedere dall’esterno una piaga sociale come il Karoshi non può che farci riflettere su quante ore bisognerebbe davvero concedere al tempo libero.

 

Di Andrea Bergonzi

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