La moneta ha una lunga storia, connessa alla storia dell’umanità.

L’uomo, secondo la celebre definizione di Aristotele, è un animale sociale, e da quando ha iniziato ad organizzarsi in maniera che si potrebbe definire civile, ha avuto il bisogno di utilizzare una qualsiasi forma di moneta. 

Nelle prime civiltà, che gli storici fanno risalire a circa 100000 anni fa, la moneta assumeva due funzioni: Intermediario tra gli scambi e unità di conto.

Queste due funzioni, che potremmo definire funzioni base della moneta sono imprescindibili l’una dall’altra. Un tempo la moneta era quindi legata ad un valore fisico, e a tale valore è rimasta legata nel corso dei secoli, fino agli anni ’70 del 900.

Tale tipo di moneta si può definire quale moneta-merce, poichè appunto legata ad una merce di riferimento. Lo scambio legato a questo tipo di moneta è uno scambio di tipo do ut des ossia merce per merce. Una merce come la stoffa era infatti nei secoli scambiata con un altra merce (moneta-merce) quale oro o argento.

La moneta poi nei corso dei secoli muta la sua natura e le sue funzioni: con la formazione degli stati nazionali, intorno al XV-XVI secolo, e con la nascita delle prime banche, la moneta assume infatti anche la funzione creditizia. Funzione che determina un rapporto di forza tra due soggetti: il creditore, colui che presta moneta in cambio di un interesse, e il debitore, colui il quale invece si impegna a  restituire la somma che ha preso in prestito.

In questo periodo la moneta inizia quindi a distaccarsi dal suo valore materiale di moneta-merce e inizia invece ad assumere un valore di garanzia.

Il passaggio alla nuova funzione è inoltre accompagnato dal cambiamento nella forma fisica della moneta: si passa da una moneta prevalentemente metallica, fondata su merci preziose quali oro o argento alla moneta cartacea. 

Pur avendo cambiato funzione, la moneta continua a mantenere una certa convertibilità con la merce, convertibilità garantita dai vari governi, fino al XX secolo. In questo periodo, che prosegue quindi nei secoli XVII e XIX,  la moneta quindi , pur non essendo più moneta-merce è ancora ancorata alla merce. Ancoramento che è permesso grazie al cosiddetto gold standard. 

Dopo il 1945 infatti, con il sistema di Bretton Woods, la Fed (Federal Reserve Bank, banca centrale statunitense) garantiva lo scambio di 35$ per oncia d’oro, ed essendo quasi tutti i i tassi di cambio delle altre valute ancorati al dollaro, per transitività la moneta era ancora ancorata alla merce-oro.

Dopo il 1971, con il crollo del sistema di Bretton Woods, e la conseguente caduta del gold standard, la moneta muta nuovamente la sua forma e diventa moneta di «puro segno».

Con questo lungo processo storico la moneta si è oggi smaterializzata del tutto e non è più legata ad alcun tipo di bene fisico.

In questo contesto, in cui operano anche mercati finanziari di gigantesche dimensioni, diventa sempre più difficile quindi controllare l’emissione della moneta ed è quindi chiaro che il ruolo storicamente attribuito alla sovranità monetaria, deve essere ripensato e in certi casi ridimensionato.

 

Di Andrea Bergonzi

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