Nonostante nella vita quotidiana siano sempre usati come sinonimi gli economisti spesso distinguono tra crescita economica e sviluppo economico.

Se la prima si riferisce alle economie avanzate, quelle dei paesi occidentali, che crescono a tassi dell’ordine del 2-3% al massimo, in termini di PIL, con sviluppo economico si fa invece riferimento alla crescita nei paesi sottosviluppati, i paesi del terzo mondo.

Secondo Rostow la crescita economica inizia da qualche parte tra la fase di decollo delle economie e la fase di maturità. Secondo la visione di Clarke invece tra la fase dominata dalla produzione primaria (agricoltura) e la fase dominata dalla produzione secondaria (manifattura). In tale modello di sviluppo, l’aspetto che più colpisce è l’enorme diminuzione della forza lavoro impiegata in agricoltura.

Il declino dell’agricoltura e la crescita della manifattura e dei servizi porta infatti alla crescita della popolazione urbana, all’urbanizzazione, prima per quanto riguarda il nucleo delle città e poi con lo sviluppo delle periferie.

Negli ultimi anni è più importante lo sviluppo di investimenti di pubblica utilità (ad esempio i trasporti) piuttosto che investimenti nel manifatturiero, ma nel processo di crescita questa relazione era invertita. Nel corso del ‘900 è stato molto importante l’aumento del consumo dei beni durevoli (automobili, elettrodomestici) da parte dei consumatori per garantire una forte crescita, come quella che si è assistita nei cosiddetti Trenta gloriosi, ovvero dal 1945 al 1975, anni in cui i paesi avanzati dell’occidente hanno visto la propria ricchezza aumentare anno per anno di diversi punti percentuali.

In ogni caso i diversi tassi di crescita dei paesi in via di sviluppo mostrano come questo processo possa essere poco uniforme, anche tra regioni più o meno economicamente integrate. In parte questa irregolarità è riflessa nel periodo che va dal 1913 al 1950, dove si succedettero due guerre mondiali e diverse crisi economiche, tra cui la Grande Depressione del 1929.

Molte discussioni sono state fatte sui tassi di crescita del Giappone, della Germania ovest e dell’Italia nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale.

Si è spesso sostenuto infatti che i “late starters” ovvero i paesi che iniziano in un secondo momento il periodo di crescita possano mantenere tassi di crescita più elevati, poichè in grado di prendere in prestito le tecnologie dai paesi già avanzati a costi inferiori. In questo modo alcune fasi della crescita risultano però “forzate”, e possono compromettere la qualità del processo.

Di Andrea Bergonzi

Licenza Creative Commons

 

Annunci